Google Ads è il canale di acquisizione più potente per un ecommerce. Ma è anche quello dove si spreca più budget — campagne strutturate male, feed prodotti incompleti, bidding non ottimizzato. Il risultato: soldi bruciati e la convinzione che "Google Ads non funziona per il mio settore".

Funziona. Lo vediamo ogni giorno con i nostri clienti ecommerce a Lecce e in Puglia. La differenza non è il budget — è la strategia. E la strategia parte dalla struttura.

Perché la maggior parte delle campagne ecommerce fallisce

Quando un imprenditore ci contatta dicendo "ho provato Google Ads ma non ha funzionato", nel 90% dei casi troviamo gli stessi problemi. Non sono problemi di budget o di mercato — sono problemi di impostazione.

Il primo errore è lanciare una campagna senza tracking. Sembra assurdo, ma la maggior parte degli ecommerce che analizziamo non ha le conversioni configurate correttamente su Google Ads. Senza dati di conversione, l'algoritmo di Google non sa cosa ottimizzare. È come dare un obiettivo a qualcuno bendato.

Il secondo errore è un feed prodotti scadente. Google Shopping non funziona con le keyword — funziona con i dati del tuo catalogo. Se i titoli dei prodotti sono generici, le descrizioni copiate dal fornitore e le immagini scattate col telefono, Google non sa a chi mostrare i tuoi prodotti. E li mostra alle persone sbagliate.

Il terzo errore è la struttura dell'account. Una campagna sola che contiene tutti i prodotti, con un unico budget, senza segmentazione. È come mettere in una stessa vetrina scarpe, alimentari e elettronica e sperare che funzioni.

Shopping, Search, Performance Max: quale usare

Google offre diversi tipi di campagna per l'ecommerce. Ognuno ha un ruolo specifico nel funnel di acquisizione. Usarli nel modo sbagliato significa sprecare budget; usarli nel modo giusto significa moltiplicare le vendite.

Google Shopping: il cuore dell'ecommerce

Le campagne Shopping mostrano i tuoi prodotti con foto, prezzo e nome direttamente nei risultati di ricerca. L'utente vede il prodotto prima ancora di cliccare — il che significa che chi clicca ha già un'intenzione d'acquisto forte. Il tasso di conversione medio delle campagne Shopping è significativamente superiore a quello delle campagne Search tradizionali.

Ma la qualità dei risultati dipende interamente dalla qualità del feed prodotti. Il feed è il file che contiene tutti i dati dei tuoi prodotti: titolo, descrizione, prezzo, disponibilità, categoria Google, GTIN, immagine. Ogni campo conta.

Il nostro approccio al feed prodotti

Non ci limitiamo a "collegare il catalogo a Merchant Center". Per ogni progetto a Lecce e in Puglia ottimizziamo: titoli prodotto con keyword ad alto volume di ricerca, descrizioni uniche (non copiate dal fornitore), immagini ottimizzate per dimensione e qualità, attributi personalizzati per segmentazione avanzata, regole automatiche per escludere prodotti esauriti o a basso margine. Un feed ottimizzato può raddoppiare le performance della stessa campagna.

Search: intercettare l'intent

Le campagne Search su rete di ricerca restano fondamentali per keyword ad alto intent commerciale. "Comprare olio pugliese online", "ecommerce ceramiche Lecce", "store abbigliamento uomo Salento" — chi cerca queste keyword è pronto all'acquisto. Il tuo annuncio deve essere lì.

La chiave è la struttura dell'account: gruppi di annunci tematici, keyword a corrispondenza esatta e a frase (mai generica per ecommerce), negative keyword aggressive per escludere ricerche informazionali, estensioni sitelink che portano alle categorie giuste.

Performance Max: potente ma pericoloso

Performance Max è la campagna "tutto in uno" di Google: Shopping + Search + Display + YouTube + Gmail + Discovery in un'unica campagna gestita dall'AI di Google. Sulla carta è perfetta. In pratica, funziona bene solo con le condizioni giuste.

Le condizioni giuste sono: almeno 30-50 conversioni al mese (l'algoritmo ha bisogno di dati per imparare), un feed prodotti impeccabile, asset creativi di qualità (immagini, video, testi), e un tracking conversioni accurato al 100%. Senza questi prerequisiti, Performance Max brucia budget su posizionamenti Display di bassa qualità mascherandoli con metriche aggregate.

Il nostro consiglio per le PMI pugliesi: parti con Shopping + Search, raccogli dati, e attiva Performance Max solo quando hai volume sufficiente.

La struttura dell'account che funziona

Qui entriamo nel tecnico — ed è qui che si separa chi fa Google Ads "perché si deve" da chi lo fa per vendere.

Segmentazione per marginalità

Non tutti i tuoi prodotti meritano lo stesso investimento. Un prodotto con margine del 60% può sopportare un costo per acquisizione molto più alto di uno con margine del 15%. La struttura dell'account deve riflettere questa realtà.

Quello che facciamo per ogni cliente ecommerce è creare campagne separate per fasce di marginalità. Prodotti ad alto margine ottengono budget e bidding aggressivi. Prodotti a basso margine vengono gestiti con target ROAS più conservativi. Prodotti in promozione hanno campagne dedicate con date di inizio e fine. Questa segmentazione da sola può migliorare il ROAS complessivo di un account in modo significativo.

Bidding strategy: quando usare cosa

Maximize Conversion Value con Target ROAS è la strategia che utilizziamo per la maggior parte dei nostri clienti a Lecce. Ma solo dopo una fase iniziale di raccolta dati.

Il percorso è sempre lo stesso: si parte con Maximize Clicks (per raccogliere dati e capire quali keyword convertono), si passa a Maximize Conversions (quando hai almeno 15-20 conversioni), e infine si attiva Target ROAS (quando l'account ha abbastanza storico per l'algoritmo). Bruciare le tappe significa dare all'algoritmo dati insufficienti — e l'algoritmo risponde spendendo male.

Negative keyword: la difesa del budget

Per ogni campagna ecommerce gestiamo liste di centinaia di negative keyword. "Gratis", "come fare", "fai da te", "tutorial", "usato", "recensione" — tutte keyword informazionali che generano click ma non vendite. Ogni click non pertinente è budget sottratto a un click che convertirebbe.

È un lavoro continuo: ogni settimana analizziamo i termini di ricerca reali e aggiungiamo negative keyword. I nostri clienti spesso si sorprendono di quante ricerche irrilevanti attivano i loro annunci. È la differenza tra gestire una campagna e lasciarla andare in automatico.

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Tracking: il fondamento di tutto

Torniamo al punto più critico. Senza tracking accurato, qualsiasi strategia di bidding, segmentazione o ottimizzazione è costruita sulla sabbia.

Conversioni avanzate (Enhanced Conversions)

Le conversioni avanzate inviano a Google dati first-party (email, telefono, indirizzo — hashati e anonimi) che permettono di attribuire conversioni anche quando i cookie sono bloccati. Per un ecommerce, questo significa recuperare dal 15% al 35% delle conversioni che altrimenti andrebbero perse.

Ogni progetto che configuriamo a Lecce e in Puglia include le conversioni avanzate di default. Non è un'opzione — è il prerequisito per qualsiasi ottimizzazione seria.

Server-side tracking per Google Ads

Il livello successivo: un container server-side (tipicamente su Google Cloud) che riceve gli eventi di conversione dal tuo server — non dal browser dell'utente. Questo bypassa completamente i blocchi dei cookie, gli ad blocker e le limitazioni di ITP di Safari.

Il setup è più complesso, ma i risultati sono inequivocabili: dati di conversione più completi significano campagne più performanti. L'algoritmo di Google Ads lavora meglio con più dati — non è un'opinione, è la matematica del machine learning.

Consent Mode v2

Dal marzo 2024, Google richiede Consent Mode v2 per utilizzare remarketing e conversioni avanzate nell'Unione Europea. Ma Consent Mode non è solo un obbligo legale — è anche un vantaggio competitivo. Configurato correttamente, permette a Google di modellare le conversioni degli utenti che non hanno dato il consenso, recuperando dati che altrimenti sarebbero completamente invisibili.

La maggior parte degli ecommerce italiani ha implementato Consent Mode in modo approssimativo — o non l'ha implementato affatto. Ogni configurazione approssimativa è budget sprecato sulle campagne. È un dettaglio tecnico che ha un impatto diretto sulle vendite.

Il nostro metodo: dai dati alle vendite

Non gestiamo campagne — gestiamo risultati. La differenza è nel metodo.

Settimana 1-2: Audit e setup

Analizziamo l'account esistente (se c'è), configuriamo tracking e conversioni, ottimizziamo il feed prodotti, definiamo la struttura dell'account basata sulla marginalità del catalogo.

Settimana 3-4: Raccolta dati

Lanciamo le campagne con bidding conservativo. L'obiettivo non è vendere subito — è raccogliere dati puliti su cui costruire. Quali prodotti generano click? Quali keyword convertono? Qual è il CPC reale nel tuo settore?

Mese 2-3: Ottimizzazione

Con i dati raccolti, ottimizziamo: bidding strategy avanzate, espansione keyword performanti, taglio delle keyword che sprecano budget, A/B test sugli annunci, ottimizzazione delle pagine di atterraggio.

Mese 4+: Scala

Quando il sistema è rodato e il ROAS è stabile, scaliamo il budget sui canali e prodotti più performanti. Attiviamo Performance Max con dati solidi. Espandiamo su nuovi segmenti di mercato. Ogni decisione è supportata dai numeri.

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